lunedì 8 giugno 2015

Come una gatta sterile

Foto di valentinanonseitu
- Chi sei?

Questa domanda le rimbalzava nella testa e come una nenia antica la ipnotizzava lì, davanti allo specchio.

-Ti ho chiesto chi sei? Nessuna risposta.

Lei scrutava con occhi stanchi, quella sua immagine riflessa che non le apparteneva più, lei esaminava con occhi inquisitori ogni centimetro di pelle cedevole, ogni rotolo di carne in eccesso, ogni ruga, quel ventre molle che la faceva sembrare una gatta sterile e quelle labbra strette, tirate, chiuse come chi da tempo non sa più sorridere.

- Ti prego smettila - si ripeteva piano ma quel pianto vicino diventava sempre più forte in un crescendo di disperazione e fame.

Si portò lentamente gli indici alle orecchie e premette con tutta la forza che aveva ancora in corpo, così intensamente che le fece subito male la testa.
Fu tutto inutile, fallimentare, quel richiamo lo aveva dentro, lei sentiva il pianto anche nel più grande dei  frastuoni e ,nel silenzio assoluto, percepiva anche il fievole cambiamento del respiro.

Stasera niente pasta e pane - era una promessa che non manteneva mai, ultimamente la fame era l’unica cosa di cui si sentiva colma. 

- Stasera niente pasta e pane, stasera niente vita.

Si sistemò la vestaglia color porpora e notò che all’altezza del seno si erano formate delle chiazze umide, aprì i bottoni della sua camicia da notte e si preparò a placare ogni lamento.
Entrò nella stanza a fianco abbozzando un sorriso consolatorio.

- Piccina mia, non piangere, la mamma è qui.

Le parole le uscirono senza pensare e fluirono con un amore che credeva aver sepolto.
Si sedette comoda su quella vecchia poltrona che per lunghe notti era stata il suo solo giaciglio, si sedette con grazia e con cautela materna portò quella piccola bocca al suo petto.
Silenzio.

Per lunghi minuti i suoi occhi non smisero di guardare Lei, poi in un attimo le balenò un pensiero 

- Stasera niente pasta e pane, stasera nuova vita.