venerdì 11 luglio 2014

Un'impronta lieve sulla terra

Starlet_eyes Photography
Il sole di mezzogiorno era caldo. Alto e potente. E quando non soffiava il vento, sentiva la pelle bagnarsi di sudore. Era un maestrale discontinuo quello che la asciugava di tanto in tanto, fresco e fatto di piccole raffiche che crescevano progressivamente. Continuava a camminare, mentre ascoltava solo il forte rumore dei passi sullo sterrato. 

Ogni passo lasciava un'impronta lieve, sulla terra. Un muretto alto circa un metro alla sua sinistra, decorato da una bouganville fiorita e piena di vita ed enormi piante di fichi d'india, di primo piano ad una campagna dal colore dell'oro, profumavano l'aria tutto intorno. Era un ossigeno denso quello che le entrava dal naso. E le riempiva le vene. E l'anima.  


Non c'era una nuvola nel cielo. Un soffitto di un azzurro immenso e consistente. Per raggiungerla era pronta ad attraversare tutto quello spazio infinito. E andare oltre.  

Non ricordava nemmeno se avesse o meno chiuso la porta di casa, mentre usciva. Aveva deciso talmente in fretta, che ogni gesto, ogni azione derivante dall'attenzione e dalla conoscenza della mente,  fu eseguito in modo automatico e senza memoria alcuna. Nessuna attenzione alle mani. Le sue gambe iniziarono a muoversi spontaneamente, frenetiche, comandate dal cuore. Fu una spinta improvvisa quella che la fece uscire. Spense velocemente il fornello acceso intento a bollire l'acqua per la pasta, dopo aver posato il coltello sul tagliere pieno di pomodorini. E uscì, così. Improvvisamente. 

Con un unico, precipitoso intento. 
Andare da lei.  

Un passo dopo l'altro, ancora e ancora. Con i battiti che acceleravano il ritmo. Con i respiri che si facevano spazio tra le parole che si ripeteva nella testa. Quelle parole che avrebbe dovuto recitare, possibilmente senza interruzioni, guardando Helen negli occhi. Sarebbe stato meglio mettere insieme un discorso articolato e sicuro. Avrebbe dovuto dirle che ogni volta che i suoi occhi la guardavano, diventavano mani. Che sapeva che altri prima di loro si erano amati, ma che il loro amore era unico. Esclusivo. Avrebbe voluto dirle che amava le sue parole e i suoi silenzi. Che nei suoi occhi riusciva a vedere tutto quello che c'era da sapere. Che in quegli occhi ci entrava. Che li attraversava nel profondo. E che sentiva e desiderava che tutto questo non finisse mai. E aveva un altro miliardo di cose da dire. E tutte le parole volteggiavano dentro ogni centimetro del suo corpo, come mosse da una centrifuga impazzita. Come nel mezzo di una tempesta di vento. E non c'era ordine, non c'era logica.  

Non c'e' logica nei sentimenti dell'amore, ma l'equilibrio del cuore spiega ogni cosa. 
Questa e' la natura. Ti porta dove e' giusto che tu vada.  

Si fermò davanti alla porta. Di legno, dipinta di verde. Era stata moltissime volte in quella casa, ma questa volta sembrava la prima. Busso' con il pugno chiuso della mano destra. Mentre tremava. Helen aprì.  La guardo' e non disse nulla. Spaventata dall'emozione di Beth, che sentiva forte come se fosse la sua. Le parole portate caddero a terra, si posarono leggere sul terreno, come petali.  

Io un po' ti amo.   


Disse Beth. Ed Helen la bacio', con gli occhi chiusi. E rispose piano, sottovoce:   

Un po' ti amo anche io.