giovedì 20 marzo 2014

Quel giorno scrisse con la luce

Starlet_eyes Photography 
Camminava lenta sulla sabbia fresca. L’alba, e la sua misteriosa grandezza, coloravano il cielo. Si osservava qualche scia qua e là. Di rado. Le nuvole.

Il Mar Nero era il riflesso del nuovo giorno. E lieve, accarezzava la costa.

Morgan aveva lasciato le scarpe e lo zaino vicino alla riva, Il mattino, per lei, era sempre silenzioso. Seguiva il suo istante magico, seguiva le impronte dei gabbiani. 
Le piume. Bianche. Le ali. Il volo.

Con sé solo lei. E la sua fotocamera. E i passi. E i respiri. Impostò l’apertura del diaframma. Voleva far entrare quanta più luce possibile in quella foto. E dentro se stessa. Si avvicinò piano, quasi senza fiatare. Quei gabbiani sembravano aspirare alla perfezione senza intraprendere alcun viaggio. Insieme, sembrava potessero arrivare ovunque.


Si sedette come se fosse una di loro a guardare il mare, quando un vento leggero la sfiorò.

“Lei era come il vento. Impossibile da toccare ma tanto vicina da poterle sfiorare l'anima” 

Era quasi come se fosse lì – era sempre stata lì – sarebbe stata lì per sempre. 
E Morgan lo sapeva e se lo ripeteva come una nenia ogni volta che si sentiva a metà. 

Si alzò piano e rimase piegata sulle gambe. Prese un sasso con la mano sinistra e si preparò. A scattare contro il sole. Verso il mare. Poi. Scagliò il sasso. 

Di loro, dei gabbiani. Quel giorno scrisse con la luce. 

La sua anima restò in silenzio. Aveva i polmoni pieni d’aria e si sentiva totale. L’equilibrio perfetto. L’infinito e tutto il mondo tra le mani. Si sentiva così. Morgan era questo, ogni volta che scattava una foto. Riprese a camminare poco dopo, mentre il sole passeggiava verso il cielo. Le sue impronte alle spalle e una pagina bianca davanti a sé. 

“Lei era come il sole. Con lei il cuore sapeva volare libera nei sentieri inventati. Trasparenti. nei cieli.” 

Morgan era lontana chilometri e riusciva essere solo in un posto. Respirò. Si sentì. Capì che poteva essere felice. Ma che una parte di se sarebbe sempre rimasta da un’altra parte. 
Quella parte di sè sarebbe sempre stata sua. La teneva stretta, la afferrava. 

Morgan aveva un cuore. Di battiti. Dedicati.

Si affrettò al ritorno. Tirò fuori dallo zaino un foglio e prese in mano la matita. E scrisse una frase che sapeva a memoria. Quella scena l’aveva riguardata milioni di volte.

“Per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto ritornerò. Sempre in attesa... Posso chiamare la mia pazienza, amore? "