lunedì 20 aprile 2015

Delirio narcotico

Foto di valentinanonseitu
Non c’era più tempo, più tempo per pensare, per tirarsi indietro, per salvarsi.

- Perché? si chiese ancora 
- Perché diamine mi trovo qui?”

Caronte, lo avevano chiamato così i soci, l’uomo che traghettava le anime attraverso un fiume celeste, aprì il portellone, avevano tutti pagato il loro obolo per non vagare nella sua nebbia eterna ed ora, quel silenzio spietato che lo aveva accompagnato per tutta la salita, improvvisamente fu rotto dal sibilo dell’aria fresca che fuggì fuori velocemente dopo esser stata imbrogliata per un tempo interminabile e fittizio. 

Avrebbe voluto fuggire anche lui ma dove?

Avvertì il vuoto sotto i suoi piedi, per un istante infinito tutto si fermò, il cuore, i pensieri, il respiro, cinque secondi di vita bruciata in un soffio, tra il nulla e l’apparente assenza di suoni, si lanciò.

4500 METRI - BUIO

- Apri gli occhi cretino!” urlò l’istruttore 
- Fra, apri gli occhi!

Intravide, tra le ciglia spiegate appena, una sottile riga di cielo, spalancò, l’aria fredda entrò nei bulbi come sabbia rovente, li richiuse immediatamente. Ci riprovò.

LUCE

In un baleno tutto gli fu chiaro, le mille buone ragioni che lo avevano portato fin lì, ora prendevano la giusta ubicazione nella lista delle sue priorità.

- Ahhhhhhhhhh!un urlo primitivo e brutale si distaccò dai polmoni, percorse la trachea, saturò la laringe e poi spinse fuori un rozzo ma suggestivo “cazzoooooooooo!”

3000 METRI

Bucò di netto una nube, minuscole particelle ghiacciate gli graffiarono il volto, scoprì per la prima volta che sapore avevano le nuvole. Rimase incantato a osservare la meraviglia di quel paesaggio che aveva perso ogni nitido contorno, piccoli lembi di stoffa colorata cuciti a un filo turchese come fossero bandiere di preghiera tibetane. Immaginò di intrappolarle tra le sue dita tremolanti.

2000 METRI - PAURA

Si ricordò di non esser solo, di non essere in preda ad un delirio narcotico, sentì il peso impreciso di un’altra persona sulla schiena, uno zaino di carne e ossa che pilotava la sua sorte.

“TIRAAA!” strepitò.

- C’è ancora tempo, tranquillo! replicò lo zaino guardando l’altimetro che aveva al polso 
- Tranquillo un cazzo. Pensò infastidito.

1600 METRI

L’istruttore sganciò, tirò il pilotino, percepì lo strattone del paracadute, le cinghie gli strinsero le palle e per un momento ebbe la sensazione di percorrere all’indietro una manciata di centimetri, forse metri, in realtà si stopparono quasi improvvisamente.

STALLO

Il volto si ricompose, le deformazioni prodotte dalla velocità dell’aria che lo avevano colpito fin d’ora, sparirono. Cominciò a respirare meglio, a far circolare l’ossigeno in un flusso normale e il battito cardiaco rallentò.
Da quella prospettiva tutto sembrava incantevole e immobile, poteva pinzare tra le dita il casolare di fianco l’aeroporto, sollevarlo e lanciarlo come un dado.

Aveva giocato con la fortuna e ora assaporava il dolce amaro della vittoria.

Atterrarono contro vento, non con grande stile, nella Drop Zone che da lassù gli era parsa grande come una monetina da due euro, si sganciò l’imbragatura con le mani che ancora tremavano e s’inginocchiò a terra svuotato di ogni paura. I muscoli gli sussultarono sotto l’eccesso di adrenalina.

Baciò il terreno, baciò la persona responsabile del suo successo, baciò le due donne che erano scese prima di lui, baciò ogni forma animata e non che incontrò nei 200 metri successivi che lo portarono all’hangar.

- Dai ragazzi, ci sono ancora posti liberi sul decollo n° 5, compriamo i ticket, avanti si vola! La voce dagli altoparlanti uscì nitida e metallica, una fila di avventori si diresse verso il Pilathus, Francesco osservò i visi preoccupati e ansiosi di chi, come lui, si apprestava per la prima volta a saltare, il monoplano decollò.

Si voltò, seguì come un segugio il profumo di salsicce alla griglia che i suoi amici avevano già iniziato a mangiare, aumentò leggermente il passò e li raggiunse. Ingollò avidamente la bottiglia gelata di bock che gli avevano tenuto da parte, ne chiese subito un’altra e programmò insieme al gruppo il prossimo week-end.