lunedì 27 luglio 2015

Indelebile

Sono le quattro di mattina, una luce polverosa filtra da sotto la porta.

Cecilia apre lo sportello della lavatrice, prende il vestito bianco ancora pesante d'acqua. Non ha il minimo dubbio, dal fondo del cervello sa con certezza incrollabile che la macchia é ancora lì, come se non avesse nemmeno cercato di cancellarla.

Un segno rosso scuro dai contorni sfumati, una pennellata di acquerello su una tela candida. Uno squarcio sanguinante nel territorio dei sogni interrotti.

È passata solo qualche ora. Oppure no. Minuti fluidi sono colati fuori dalla notte verso un'alba gravida di dubbi.



Poco fa, lui era li. Poco fa, lui l'ha accoltellata a morte.

Sono seduti in cucina. Sulla tavola, nell'angolo vicino alla finestra, un vaso di vetro riflette vecchie foto.

Lui si alza di scatto dalla sedia, urtando con la mano il bicchiere vuoto che oscilla, indeciso se frantumarsi sul pavimento o riguadagnare il suo equilibrio spezzato.

Le si avvicina piano, come se non volesse far rumore. All'improvviso, sembra incerto.

L'abito bianco, di lino leggero, esalta la magrezza eccessiva del suo corpo. Lui la vede fragile, ed esita.

La sfiora. Poi la stringe. Le sussurra che no, non é possibile. No.

No. Una sillaba, un proiettile. Una lama nel costato.

La macchia non é sul vestito. É sotto strati di pelle, carne, ossa. La ferita non ha lasciato tracce all'esterno. Il dolore si é incistato nelle pieghe del cuore.