giovedì 7 maggio 2015

Quattro lunghe stagioni


Foto di valentinanonseitu
..che fretta c’era, maledetta primavera..

La radio trasmetteva quella vecchia canzone su frequenze disturbate, all’interno del BAR GINO la cameriera canticchiava il ritornello mentre puliva il bancone.

Maledetta davvero, primavera di merda!

Seduta ad un tavolino del locale, davanti ai resti della colazione, per la prima volta si trovò in accordo con qualcuno.

Chiese il terzo caffè e aspettò ancora, minuti infiniti che diventarono ore.

Fuori la città si svegliava, correva e si assopiva nella pausa pomeridiana, lei guardava dai vetri unti la vita che le passava accanto e il sole disegnava i contorni del suo passato.


Un altro caffè per favore e lasci qui le tazzine!

Quel metro quadrato di legno scuro era diventato il suo angolo buio, le tazzine vuote le sue stagioni, quattro lunghe stagioni ad spettare.
La sedia dura cominciò a darle fastidio, le gambe si erano intorpidite e decise di alzarsi.
Accese una sigaretta sul limitare della porta, salutò un passante con fare disinteressato e ritornò a sedersi.

Quando arriva Gino? 
Era arrivata l’ora della solita domanda, la cameriera, come in un copione recitato un milione di volte, rispose 

Gino non c’è più, ricordi?


Allora portami il conto! 
Si alzò la sottana e prese da una calza smagliata i soldi, pagò ed uscì imprecando 

Quando lo vedi, digli che è un farabutto.. 
Solo gli sfacciati e i marinai facevano promesse da impostori e lui aveva sempre odiato il mare.

Deglutì con dolore tutta l'amarezza che aveva in bocca e a ciglio asciutto andò via.