venerdì 24 aprile 2015

Centoventi

Illustrazione su legno di Gianni  Da Pozzo
Foto di valentinanonseitu

Batteva nervosamente le dita su i tasti consumati della tastiera, parlava mestamente con codici tecnici a clienti spaventati, arrabbiati o delusi.

Ottantanove le richieste d’aiuto a cui aveva risposto, ottantanove ripetitivi soliloqui recitati senza un minimo di passione, in quel teatro tecnologico e scarno.

Mancavano ancora due ore e avrebbe voluto essere altrove, via da quel chiarore artificiale e freddo, lontano dal trillo incalzante del telefono, fuori da quelle mura vibranti di rosso pericolo.


L’aveva fatto solo per i soldi, il cambiar lavoro, si era illuso di poter sopportare la monotonia quotidiana al prezzo di una vacanza con la famiglia, aveva creduto di potersi oberare di noia e doveri solo per qualche notte di sonni tranquilli e aveva clamorosamente sbagliato.
Le promesse di viaggi avventurosi che aveva sciorinato a sue moglie con dovizie di particolari, gli erano rimaste appiccicate in fronte e quei sei giorni passati in Irlanda si erano caricati d’ansia per l’imminente rientro.

L’inedia gli aveva teso un filo sottile e lui lo aveva percorso all’indietro fino a giungere al limite di quello che era e quello che sarebbe voluto essere.

Novantasei.

Il tempo scivolava lentamente e più si avvicinava la fine del turno, più beffardo rallentava. Un pianto isterico aldilà della cornetta lo destò dal torpore, Furto con scasso 
la dicitura lampeggiava e lui raccolse la testimonianza di chi, in una notte sola, aveva perso metà dei suoi ricordi. Inviò la volante, come da procedura e, con falsa premura, chiuse la telefonata.
Un’altra mezz’ora era passata, le palpebre cominciarono a farsi pesanti e gli occhi iniziarono a lacrimare, gli chiuse per un istante tamponandoli con i palmi delle mani e poi prese un altro caffè.

Com’è andata?

Il collega era arrivato, sostituzione in campo, menti fresche, pronte da essere eclissate in un turbinio di parole e suoni.

- Nottata piena, ne ho fatti centoventi.

Liberò la postazione 

- Buon lavoro.
si limitò a dire, prese la porta d’uscita, si accese una sigaretta, respirò profondamente e in una nuvola di nicotina svanì.