martedì 14 aprile 2015

Attraverso

Starlet_eyes Photography
Scaglie di ruggine vermiglia si dissolvevano lentamente nella pozzanghera di acqua salata. La passerella instabile, terra di nessuno tra il prima e il dopo, il fuori e il dentro, collegava il porto e tutti i suoi rumori con il mondo sospeso all'interno del traghetto. 


Avanzava lentamente trascinando il trolley lungo il corridoio che portava al deposito bagagli; la moquette blu attutiva il cigolio delle ruote quasi completamente consumate e le stampe alle pareti rimandavano allo studio di un medico di provincia. Accanto alla scala che conduceva al ponte superiore, sulla destra, si intravvedeva il locale strabordante di uomini sudati che cercavano inutilmente di inserire le loro valigie in armadietti già pieni fino ad esplodere.

Passò oltre e proseguì lungo il corridoio, pensando che si sarebbe fermata a quello successivo.

Il dondolio lieve ma percettibile, insieme all'odore di detersivo industriale, le dava già la nausea. Ammassi di pensieri confusi riempivano la sua testa; colori, voci, volti, paragrafi di vita confluivano nello spazio tra il cuore e il cervello.

Si fermò ai lockers che si trovavano proprio sopra la sala macchine. La vibrazione del pavimento rendeva difficile pensare lucidamente. Non importava. Non aveva bisogno di essere lucida. Doveva solo cercare le monete, inserirle, depositare il trolley, memorizzare la combinazione, prendere la chiave e lasciare quella stanza. Operazioni semplici e automatiche. Gesti ripetuti mille volte. 

Cinque minuti più tardi era sprofondata in un divanetto fiorato, con lo sguardo ancorato all'orizzonte; la traversata sarebbe stata breve, come sempre. 

Il tempo di un racconto, di un disco.
Il tempo di una vita. 

Si alzò per inerzia, spinta dal desiderio di scendere dal traghetto. Doveva riprendere il suo trolley. Un momento. Non si ricordava il numero dell'armadietto.  Ripercorse mentalmente le ultime due ore. Gli spazi, le luci, i rumori. Niente. 

Corse inutilmente al deposito bagagli. Erano tutti uguali, non si ricordava nemmeno quale fosse quello giusto. Si vedeva già il porto. Non c'era più tempo. 

Raschiava i dettagli superflui, cercava di tornare al momento esatto in cui aveva chiuso il lucchetto. 

Niente. 

La maglietta bianca le si appiccicava alla schiena, le mani tremavano. 

Doveva trovare quel numero. Doveva recuperare il suo trolley. 

Mise le mani in tasca, sconfitta.

Nella tasca sinistra c'era qualcosa. 

La chiave. 
Ovvio, il numero era sulla chiave. 314. 

Quindi doveva essere il deposito sul ponte superiore; prese il corridoio, la scala, di nuovo il corridoio. 

Entrò nel locale. 

Non c'erano più armadietti. Solo vestiti appesi sugli stand. 
Vestiti? E le valigie? Dov'era il suo trolley arancione? 

Aveva il codice, aveva la chiave, aveva il numero. Aveva tutte le risposte. Solo che era cambiata la domanda. 

Poi mi sono svegliata. 

- Secondo lei cosa significa?
La psicanalista prese la tazza dal tavolino accanto alla poltrona, senza cambiare espressione. 

- Me lo dica lei.