mercoledì 1 ottobre 2014

Vertigine incontrollabile

Foto di NaiMarta
Non voltarti. Corri e non voltarti. Piu’ veloce, piu’ lontano.

La coscienza resta immobile in paziente attesa che lui, come Ulisse, termini il periplo della sua stessa mente scossa dai singhiozzi di un pianto muto.
Dall’alto il senso del dovere lo osserva silenzioso e incombente; lui lo fiuta, ne sente l’odore e impotente al cospetto del suo potere, lo lascia fare.

Non rallentare. Tieni il passo, altrimenti ti prenderanno.

Aggirare i rimorsi, lasciarsi alle spalle le miserie e gli incontri sbagliati. Questo è l’obiettivo del viaggio all’interno del suo passato. Ogni fotogramma, ogni singolo passo ha tessuto la trama sottile della sua storia.
Seduto sul davanzale con i piedi nel vuoto, vertigine incontrollabile di un’esistenza ritmica come il susseguirsi di riflessi tra due specchi. E quell’istinto di fuggire, mai sottomesso. Sedato, ma mai svanito.

Continua a correre. Svelto, sono a pochi metri.
E’ un pellegrinaggio al santuario dei suoi fantasmi, un’incursione nel territorio ambiguo tra le azioni e le intenzioni.
Guardarsi senza riuscire a riconoscersi lo spaventa a morte; la percezione dell’anomalia delle sue reazioni lo destabilizza.
Fragile.
Rimangono solo i frammenti di quello che credeva di essere.

E’ finita. Ti hanno raggiunto. Sono qui.

Si ferma. Sconfitto.

E resta solo con i suoi sensi di colpa.