giovedì 3 luglio 2014

La verità viene a trovarmi

Disegno di Giardino Zen

Tutte le mie ex pensano che io abbia un passato drammatico da cui scappare. No.

Come tutti ho un passato, ma mi concentro sul presente e sul futuro. 
E' vero, passo da una all'altra e per me avere una relazione significa andare ad abitare in una casa tenendo sempre le valigie pronte in mano. Ma non per questo la mia infanzia è stata uno schifo, mia madre è un mostro e i miei sono separati. Anzi, al contrario. 
Però ogni tanto ci tengo a giocare con le ragazze, a stare con più di una nello stesso periodo, addirittura la stessa sera. 
Sono come palline nelle mani di un giocoliere. Alcune di loro non sono nemmeno più ragazze, sono donne. Sì, perché a trentasei anni non sono più un bambino e le ventenni cominciano a notare le rughe. Oh, ma sono solo le prime. Non sono vecchio, santo cielo! La società ti mette in testa che con gli avvicinarsi degli "anta" hai delle responsabilità e non puoi più divertirti. Da buttare, insomma. Quarantenni e cinquantenni soffocati dal peso di queste grandiose responsabilità. Che saranno mai? Quali sono le mie?

Io non ho una famiglia da mantenere, non ho figli che crescono mentre m'ingrigisco. 

Sono solo un giocoliere. Dovrei esserne felice.

La notte, però, la verità viene a trovarmi. Sogno di essere al centro di un bellissimo giardino pieno di cespugli di rose, magnolie e orchidee. Felice, comincio a giocare con le palline rosse che ho in mano, facendole danzare nell'aria per poi riprenderle. Mi perdo nei miei movimenti e non faccio più caso al mondo esterno. Dopo un po' mi stanco di giocare, ma non riesco a smettere. Le mie mani continuano a muoversi facendo volare le palline e mi accorgo con orrore che mi sto decomponendo. Non invecchiando, decomponendo. Sono rimasto ipnotizzato troppo a lungo e non mi sono accorto che il giardino è marcito ed io sono morto. Guardo il mio corpo sfasciarsi sotto i miei occhi, finché di me rimane solo lo scheletro. Un mucchio d'ossa che gioca con delle palline. 

Poi mi sveglio, ma non provo sollievo.