lunedì 26 maggio 2014

Sotto un cielo improbabile

Foto di Giardino Zen

Erano seduti su una pietra levigata da anni di venti e di lunghi inverni.

Lei guardava fisso davanti a sé il mare profondamente immobile sotto di loro; il sole pieno e violento nonostante la delicatezza del suo tepore leggero era il protagonista assoluto di quel cielo improbabile. Un cielo talmente azzurro da non potergli credere. Un cielo così, stava per forza mentendo; il sole prepotente ma precario era solo una comparsa in quella recita di mezza estate. 
Tutti i colori intorno a loro erano elevati all’ennesima potenza. Oppure erano loro ad essere assuefatti alla patina ovattante che avvolge tutto nelle opache mattine del nord est.
L’acqua era una distesa di argento liquido e il freddo era così intenso da riuscire ad intuirlo solo osservando l’immensa superficie piatta e luccicante della baia. 

Sembrava che fossero dentro una foto sovraesposta. 

Lei era dietro di lui e lo abbracciava con delicatezza, consapevole della sua fragilità; i suoi capelli biondi e sottili le accarezzavano l’anima. Guardavano entrambi l’orizzonte; gli occhi scuri di lui avevano la profondità di chi arriva da lontano, da un’altrove che racchiude interrogativi e speranze. Lui si alzò all’improvviso per raccogliere un sasso a forma di rondine. Un altra piccola pietra per la sua collezione. Ogni volta che un posto gli lasciava il segno, raccoglieva un sassolino e lo portava a casa. 

E poi con quei sassi ricostruiva il mondo.

Lei si strinse addosso il maglione pesante mentre lo guardava allontanarsi.
Era amore. 
Era l’amore della sua vita, niente mai avrebbe potuto incrinarlo. 
Nemmeno se lui avesse deciso un giorno di lasciarla per andare lontano. 

Lui tornò con il sasso stretto nel pugno e le diede un bacio sui capelli spettinati dal vento.
La felicità era quella. Loro due, il silenzio e il mare del nord.

Lei cercava di registrare ogni singolo particolare di quell’attimo perfetto. Un film che avrebbe potuto rivedere in loop nei momenti difficili. All’improvviso lui ruppe il silenzio.

- Possiamo restare ancora un po’ mamma? E’ così bello qui.