martedì 22 aprile 2014

Una musica inedita

Starlet_eyes Photography
Sofia adorava la sensazione di affondare le mani nella pasta del pane in divenire, ancora collosa e plasmabile; lo faceva con un rispetto quasi religioso, era sempre incredula davanti alla trasformazione di un pugno di farina e di poca acqua in qualcosa di completamente nuovo. Impastare la faceva sentire bene, le toglieva di dosso la fatica e la noia di un'esistenza banale, mediocre, che durante rari momenti di grazia sfiorava addirittura un riflesso di tranquilla rassegnazione. Per questo motivo odiava essere interrotta mentre preparava il pane.

Sofia aveva ignorato i primi quattro, cinque squilli del telefono. Richiameranno, pensava.
Ma quel suono penetrante non aveva intenzione di smettere.

- Pronto.

Due sillabe, un proiettile di rabbia compressa. Dall'altra parte solo dei singhiozzi, nemmeno una parola.

- Pronto. Mamma?


Papà...

..e di nuovo un pianto primordiale, sordo. 

- Papà.. se n'è andato.

No. Non era vero. Non doveva essere vero, non aveva nessun senso. Suo padre non poteva essere morto. Non cosi', senza preavviso; non era preparata.

Negli ultimi anni troppe frasi le erano rimaste bloccate in gola; troppi erano i grazie che non ce l'avevano fatta ad uscire. Sofia aveva sempre vissuto suo padre come una presenza incombente, una quercia che le faceva ombra con i suoi rami carichi di aspettative.

Aveva sei anni. La sua prima recita a scuola, Peter Pan. Campanellino aveva dimenticato le parole e Sofia per empatia aveva saltato le sue uniche tre battute. Lui era li, con quello sguardo in bilico tra la compassione e il disprezzo.

Il giorno della discussione della tesi di laurea tutti avevano applaudito al 110 proclamato dalla commissione. Lui era li, con lo sguardo di chi si aspettava la lode.

Mentre l'accompagnava all'altare, Sofia sentiva ancora una volta quello sguardo. Lo sguardo di un padre che rimproverava alla sua unica figlia di aver fatto la scelta sbagliata.

Poi erano arrivate le gemelle. L'unica cosa di cui Sofia era fiera, l'unica certezza che suo padre non era mai riuscito a mettere in discussione.

E lui si era trasformato. Il grigio direttore di banca un giorno era un orso col gonnellino di paglia, un giorno Capitan Uncino e il giorno dopo un vecchio nostromo con la pipa all'angolo della bocca. Una bocca che dopo tanti anni aveva imparato prima a sorridere e poi addirittura a ridere. Una risata autentica, di pancia, un suono che Sofia non aveva mai sentito.

Un suono che Sofia non avrebbe mai piu' sentito.
Non era riuscita a ringraziarlo per quella musica inedita.

- Sofia? Mi stai ascoltando?

No, Sofia non ascoltava più. Stava affogando nei rimpianti.

- Sofia? Ti ho detto che tuo padre se n'è andato. Se n'è andato con Clara, la moglie dell'avvocato Ghioldi, sai quella che l'anno scorso a Cortina.

Sua madre non riuscì a finire la frase.
Sofia accese il forno. 
Doveva cuocere il pane.