venerdì 22 novembre 2013

La gravidanza

Ti tengo dentro nel mio ventre scalzo, disadorno di futuro e farcito di passato, tra rumore e polvere e baci dispersi.
Ho passato troppo tempo a immaginarti, immaginarci. Con la pelle d'oca che ti chiamava.
Come il migliore dei ladri, rubavi e poi scappavi via. Lasciandomi solo dei baci.
Così in una sera di pioggia, ballando incurante tra lampioni e auto parcheggiate ti ho scalciato e sei finito ancora più dentro, un anello di saturno tra le mie anche.
Dondolando come un pendolo, tic tac tic tac ti sento nella mia pancia che ora è un po' gonfia di te. Ma non posso che immaginarti, piccolo nelle mie viscere, che cammini, poi ti siedi stanco a leggere un libro con un calice di vino tra le dita. E stai li, giorno dopo giorno, mentre i capelli diventano bianchi, a controllare che il mio diaframma si abbassi e alzi con armonia. Per te diventa suono, per me un' ossessione non poterti avere tra le mani.